sabato 12 giugno 2010

VINTAGE - Micheal Hutchence


canali musicali
si sdoppiano
si triplicano
per fare onore alla grande rivoluzione del digitale terrestre!
si raschiano i fondi dei barili,
si porta a galla roba finita
(a volte immeritatamente)
nel dimenticatoio.

oggi
dopo i lavoretti di manutenzione
e dopo una doccia rinfrescante
io e il mio vicino di casa
ci siamo sdraiati per un attimo sul divano
sorseggiando uno sciroppo al tamarindo.
proprio non si sapeva come passare il tempo
così
abbiamo acceso la tv
e
da MTV-ter
o radioDJ-plus
spunta questo video.

inutile dire che il mio vicino di casa
non sapeva manco chi fossero sti capelloni!
io invece,
solo un po' più vissuto,
sono caduto di nuovo
nella spirale magnetica di
Micheal Hutchence
 leader degli INXS
totalmente calato nella parte del bello e maledetto,
parte a cui ha tenuto fede fino alla fine
uscendo di scena con un bel suicidio,
quando si dice la coerenza.

vita dissoluta,
piede un po' maltrattato,
ma che ne sarebbe del suo fascino
d'altro canto
se si trovasse un tipo come lui
seduto sul cesso
mentre va di pietra pomice sui talloni?
piede ossuto e irregolare
ostentanto con svogliatezza...
...o noncuranza...
ovviamente
la sua morte
s'è portata dietro pure quella del suo gruppo.
un peccato
perché col senno del poi
mi accorgo che pure il batterista
non era niente male,
giusto un po' troppo gay-friendly!

GOOGLING


arriva l'estate
è tempo di piccoli lavori di manutenzione
oggi è stata la volta delle grondaie
un lavoraccio!
fortunatamente
il mio vicino di casa
si è offerto di darmi una mano!

sabato 5 giugno 2010

FEET IN TRANSLATION - Il mio nuovo vicino - settima parte

per la rubrica


dopo una lunga pausa
riprende il cammino del servo di Paul
e qualcuno insidia il suo posto!



Il mio nuovo vicino

settima parte


Lunedì sera il mio padrone ebbe un altro incontro “romantico” con Karen. Io mi ritirai nel ripostiglio senza aspettare che Paul mi ci sbattesse dentro e aspettai che tutto finisse. Le solite urla di godimento cessarono di colpo e sentii il mio padrone chiamarmi. Mentre raggiungevo la mia camera da letto, mi resi conto che una donna mi avrebbe visto nei miei abiti da schiavo mentre servivo il mio padrone. Tentennai un secondo ma conclusi ben presto che non importava, nulla era importante se non soddisfare il mio padrone. La vergogna si trasformò in orgoglio ed io entrai, tronfio, nella camera con un deferente – Sì, Signore?
Paul e Karen erano entrambi nudi, sul letto. Lei era bella, c'era da ammetterlo. Bella e fortunata perché il mio padrone se la scopava.
– Vedi? Te l'ho detto che è il mio schiavo – disse rivolgendosi a Karen. – Fa tutto quello che gli dico, non è vero ragazzo?
– Sì, Signore, è così – risposi umilmente.
– Fammi vedere – cinguettò Karen, impaziente.
Paul si alzò. – Apri la bocca – mi disse. Così feci mentre il mio padrone prendeva in mano il suo cazzo perfetto e lo avvicinava alle mie labbra. Un fiotto di urina mi si riversò giù per la gola. Io bevevo affannosamente, non volevo lasciar cadere neanche una goccia. Poi, giusto per divertirsi un po', Paul decise di sbagliare mira e pisciarmi in faccia. Il liquido caldo colò su tutto il mio viso ma io non feci una piega. Il mio compito era quello di accettare qualsiasi cosa il mio padrone volesse farmi.
Karen era affascinata e strepitava divertita. – Oh mio Dio, è davvero il tuo schiavo. Non ho mai visto niente di simile. Sta bevendo la tua pipì!!
Quando Paul ebbe finito, io leccai via le ultime gocce dal suo cazzo e poi lo ringraziai. – Posso fare qualcos'altro, Signore? – Chiesi. Cercai di sembrare il più remissivo possibile per far risaltare quanto fossi in suo totale controllo.
– No, vattene! – mi disse.
– Grazie, Signore – risposi e tolsi il disturbo. Essere usato così mi eccitava da morire. Mi faceva sentire utile, finalmente.

Martedì mattina Richard, il mio collega, entrò nel mio ufficio, si mise seduto e appoggiò una tazza sulla mia scrivania, di fronte a me. – Ti ho portato qualcosa da bere – disse con un ghigno sul viso. Lo guardai sospettoso, presi la tazza e la annusai. Era piena di urina, la sua urina. Mi bloccai. – Bevila! – disse. Il ghigno era scomparso. Richard era serio, determinato. Esitai ancora. – Ho detto BEVILA!! – ripeté con impazienza. Guardandolo negli occhi, appoggiai le labbra sul bordo della tazza e cominciai a bere. Era terribilmente umiliante bere il piscio di un mio collega mentre lui se ne stava lì ad assistere. – Di che sa? – chiese, trionfante.
– Sa di buono, Signore – risposi. Dal momento che ero li a sorseggiare la sua urina, mi sembrò appropriato rivolgermi a lui chiamandolo Signore.
Proprio in quel momento entrò il mio capo. – Non volevo interrompervi, ragazzi. Ma ho bisogno di questi documenti fra un'ora – disse, mentre poggiava una cartellina piena di fogli proprio accanto alla tazza.
– Non importa – disse Richard – abbiamo finito, stavo giusto andando. Cosa stai bevendo Tracy? – aggiunse – Te ne porto un'altra tazza? – disse uscendo dal mio ufficio, trattenendo a stento una risata.
– Grazie Rich, sono a posto – risposi, in tono passivo.
La mia nuova ragione di vita era quella di seguire gli ordini di maschi dominanti. Così, anziché buttare via quello che rimaneva del regalo di Richard, finii di berlo, diligentemente. Andai in sala pausa, sciacquai la tazza e la restituii al mio collega. Gli dissi di aver finito di bere la sua pipì e lui ne fu molto orgoglioso. – Te ne porterò ancora, ogni tanto. – Lo ringraziai e tornai in ufficio.

La stessa sera sperimentai una nuova tecnica per succhiare il cazzo del mio padrone. Lui sedeva sul bordo del divano. Sollevai con le mani il suo pisello gigante e duro e appoggiai la lingua sotto alle sue palle. Da lì cominciai a salire su fino ad arrivare in punta, come se stessi leccando il più buono dei gelati. Ripetei quell'operazione diverse volte e sentivo Paul mugolare di piacere. Fui sorpreso dalla facilità con cui riuscii a far godere il mio padrone. E non c'era per me ricompensa migliore che ricevere la sua sborra calda sulla faccia dopo averlo portato all'orgasmo.
– È stato un bocchino grandioso, schiavo. Stai migliorando di giorno in giorno. – Non potevo sperare in un complimento migliore. Leccai amorevolmente ogni goccia di sperma che ancora spuntava dalla sua cappella e poi aiutai Paul a rivestirsi.
Prima che se ne andasse, gli raccontai della mia esperienza con Richard, in ufficio. Mi disse di aver fatto bene e di continuare a fare ciò che il mio collega mi avesse ordinato. Ottenni il permesso per farmi una sega. Riuscii a malapena a trattenere la gioia. Baciai i suoi piedi, ringraziandolo fino a che non uscì dalla porta.

Mercoledì sera, io e il mio padrone eravamo nel suo garage. All'improvviso, Alan Waterman, il marito di Karen, fece irruzione! Era nero di rabbia. – Tu, figlio di puttana! – urlò. Io ero pietrificato. Non riuscivo a credere che qualcuno potesse avere le palle così grosse per affrontare il mio padrone in quel modo. – So che ti scopi mia moglie – continuò, – vedi ti tenerti il tuo cazzo dentro le mutande, altrimenti...
Paul tolse la testa da sotto al cofano della macchina e si avvicinò ad Alan facendolo arretrare fino a ritrovarsi con le spalle contro il muro. – Altrimenti che? – disse il mio padrone in tono di sfida. Alan era ancora meno muscoloso di me e solo un po' più alto. Paul torreggiava su di lui. La faccia di Alan arrivava appena al suo torace. Si rese conto di essersi ficcato in una sfida che non poteva portare a termine.
– Sì, mi scopo tua moglie. Me la sbatto da settimane ormai e lei gode come una cagna in calore. Gode perché finalmente è un uomo a scoparsela, e non una mezza femmina come te. Tu non sei in grado di soddisfare una donna. Lei mi implora di sbatterla sempre più forte e supplica di poter succhiare il mio cazzo e ingoiare la mia sborra. E allora? Ho intenzione di continuare a scoparmela finché non mi avrà stancato. – Questo disse Paul guardando Alan dall'alto in basso. – Ora, se pensi di avere i coglioni abbastanza grossi per potermelo impedire, fai pure.
Alan era terrorizzato. Per quanto cercasse di dissimulare, non riusciva a smettere di tremare di fronte a quell'uomo così superiore a lui, per fisico e per carattere. Non riusciva a parlare. Sapeva di non avere nessuna possibilità. Paul, ormai certo che Alan si fosse reso conto della propria inferiorità, gli prese i capelli e fece dondolare la sua testa come si fa con i bambini piccoli. Alan, completamente umiliato e ormai in balia di Paul, non opponeva più la minima resistenza. Così il mio padrone lo spinse verso la porta e con un calcio nel culo lo sbatté fuori.
La mia ammirazione per Paul era indescrivibile. Nessun uomo riusciva a tenergli testa. Meno che mai un omuncolo come Alan. Il mio padrone era superiore alla maggior parte degli uomini. Alan avrebbe dovuto avere almeno l'intelligenza per rendersene conto. Evidentemente la sua boria di burino arricchito gli aveva fatto perdere la giusta cognizione delle cose. Quando Paul tornò al lavoro io sentii il bisogno di inginocchiarmi e baciare i suoi piedi per dimostrargli quanto rispetto e quanta ammirazione provassi per lui.

Giovedì mattina Richard era di nuovo nel mio ufficio. Stavolta però chiuse la porta a chiave!
– Fammi un bocchino! – ordinò.
Confesso che me l'aspettavo. Stavo soltanto aspettando il momento in cui sarebbe successo. L'idea di servirlo lì, in ufficio, nella mia stanza, non mi eccitava particolarmente. Avevo ben in testa però gli ordini del mio padrone così fui presto in ginocchio di fronte al pacco già gonfio del mio collega. Lo guardai negli occhi. – Tiralo fuori. – disse. Slacciai la cerniera dei pantaloni e, con delicatezza, tirai fuori il suo pisello. Non era neanche lontanamente imponente come quello di Paul ma era comunque rispettabile e sicuramente più grande del mio. – Bacialo! – ordinò. Mi avvicinai e baciai la sua cappella, già bagnata da qualche goccia di precum. Alzai di nuovo la testa per aspettare nuovi ordini e per mostrare a Richard che la goccia di precum che prima aveva sulla cappella ora scivolava lentamente al lato della mia bocca. Lui neanche ci badò. – Dai, sbrigati – mi disse – non ho tutto il giorno. – Con la pratica che avevo perfezionato in quei giorni feci schizzare il cazzo di Richard senza alcun problema. Usai qualche trucco per procurargli un orgasmo talmente intenso che quasi non si resse sulle gambe. Diligentemente, inghiottii tutto il suo succo. Dopo qualche secondo speso per riprendersi disse – O sei un succhiacazzi nato o il tuo padrone è il più bravo dei maestri! – Pulì il suo pisello sulla mia camicia e se ne andò. Cazzo. La camicia nuova! Corsi in bagno per sciacquarmi.

La sera ero di nuovo in garage, per aiutare il mio padrone. Non eravamo soli però. Anche Joe gironzolava senza darsi troppo da fare. Guardai distrattamente fuori dalla porta. I miei occhi si spalancarono. Alan Waterman, dopo il trattamento che gli era stato riservato il giorno prima, osava ripresentarsi. Ebbi la certezza sulla pazzia di quell'uomo. Andò dritto verso Paul ma il suo atteggiamento era diverso, non c'era sfida nei suoi occhi. Quello che disse poi mi stupì ancora di più.
– Paul, volevo soltanto scusarmi per ieri sera. Ho esagerato. So che quello che è successo tra te e Karen non è per colpa tua. – Ecco, ora capisco, pensai, vuole giocare la carta dell'amicizia. Interessante.
Il mio padrone si avvicinò ad Alan mentre Joe, in disparte, si godeva la scena. – Cosa farai per guadagnarti il mio perdono, Alan? – chiese Paul.
– Che intendi? – rispose lui, preso alla sprovvista.
– Sei venuto in casa mia, mi hai insultato, mi hai accusato. Credi che ti perdonerò solo perché me lo chiedi? Devi “sbatterti” un po' di più – disse Paul, sogghignando.
– Che posso fare? – chiese Alan, cominciando a realizzare che forse non era stata una buona idea tentare la strada della riconciliazione.
– Facciamo così, – cominciò il mio padrone – mettiti in ginocchio, poi col viso scendi fino a terra, baci i miei piedi, e ti sarai guadagnato il mio perdono, torneremo amici come prima! – Io ero talmente sorpreso da non riuscire a muovermi e immaginavo di sentire Joe scoppiare a ridere da un momento all'altro. Cosa che fece, in effetti, rendendo quel momento ancora più umiliante per il marito cornuto e supplicante.
Alan era pietrificato. Se ne rimase fermo per qualche minuto cercando di capire cosa fare. Il mio padrone, pazientemente, aspettò. Aveva il solito atteggiamento di chi è consapevole della propria superiorità. Con mia grande sorpresa, all'improvviso, Alan cominciò a scendere sulle ginocchia. Lentamentente abbassò la testa fino a raggiungere i piedi del mio padrone, che nel frattempo, non si era mosso di un millimetro. Baciò prima l'uno poi l'altro, con umiltà, poi cominciò a rialzarsi, pensando che la dimostrazione della sua inferiorità fosse ormai sufficiente. Invece un piede di Paul schiacciò la sua testa di nuovo per terra.
– Che fretta c'è? Prima un paio di cose, semplici semplici – cominciò Paul guardando dall'alto in basso quel patetico uomo trepidante sotto i suoi piedi – Io continuerò a scoparmi tua moglie e tu non mi romperai più i coglioni. È abbastanza chiaro?
– Sì – bisbigliò Alan.
– Sì cosa? – domandò Paul.
– Sì...Signore, sì Signore, – rispose Alan, timidamente.
– Sai una cosa? – Paul tolse il piede dalla testa di Alan, prese una sedia e si mise seduto di fronte a lui. Si tolse una scarpa e disse – Visto che sei là, perché non mi fai sentire se la tua lingua scivola bene sui miei piedi?
Alan guardò i piedi perfetti di Paul. Non so se fosse mosso più dalla paura o dalla voce magnetica del mio padrone, ma, quasi fosse un automa, avvicinò la faccia e cominciò a leccare. Io, seduto per terra, mi godevo lo spettacolo di quella scena irreale. Alan Waterman, unico erede delle Waterman companies, tronfio pallone gonfiato abituato a comandare, leccava con cura la pianta del piede di Paul. Mi resi conto di quanta facilità avesse il mio padrone nell'arruolare nuovi schiavi. Avrei dovuto dare sempre il massimo per non sprecare l'opportunità che mi era stata concessa.
Dopo una decina di minuti Paul congedò il suo nuovo leccapiedi.
– È stato incredibile, Signore – mi affrettai a dire. – Non ho mai visto niente del genere.
– Hai visto con quanta facilità puoi essere rimpiazzato? – rispose lui, dimostrando di saper leggere ormai le mie paure.
– Sì, Padrone, ho visto – dissi, non riuscendo a nascondere il timore di perdere i suoi favori. Lui, per tutta risposta, tirò giù la zip dei pantaloni, tirò fuori il suo cazzo imponente, e pisciò su di me. Io ero talmente eccitato dalla scena a cui avevo assistito qualche momento prima, che quel liquido caldo, il suo odore, mi fecero impazzire. Avevo il pisello che scoppiava nei pantaloni e sapevo che la mia eccitazione era evidente, non avendo il permesso di portare mutande. La pioggia dorata finì ed io a stento mi ripresi.
– Pulisci! – ordinò il padrone.
Feci per alzarmi ma Joe mi fermò. – Rimani là! – il suo tono era degno di quello di suo padre. Si avvicinò ripetendo i gesti di Paul e cominciò a pisciarmi in faccia, ordinandomi di guardarlo dritto negli occhi. Il ragazzo era un padrone nato. Godeva nel guardare la mia umiliazione. Aprii la bocca per lui e lui la riempì con il suo piscio. Ero onorato di poter finalmente assaggiare la sua urina.
– Adesso puoi pulire – disse Joe – CON LA LINGUA! – aggiunse.
Iniziai immediatamente a leccare tutto il piscio dei miei superiori mentre loro guardavano. Trovarono lo spettacolo molto divertente. – Vedi Joe, – disse il padrone a suo figlio – i perdenti come lui e Alan sono fatti apposta per servire maschi come noi. È una cosa naturale. Noi siamo superiori e gli facciamo un favore consentendogli di esserci utili.
Era incredibilmente umiliante sentire certi ragionamenti e continuare a fare ciò che mi era stato ordinato. Umiliante ma giusto. Era un grande onore per me essere il servo di Paul e di suo figlio.
Joe, per concludere la serata, si prese la mia macchina e quaranta dei sessanta dollari che avevo nel portafogli. Per fortuna guadagnavo bene. Joe stava cominciando ad essere piuttosto costoso.

Venerdì mattina, come al solito, ero mezzora in anticipo per l'allenamento con Clayton. Cominciavo a notare gli effetti benefici che avevano le sue lezioni sul mio corpo, nonostante la consapevolezza di avere ancora molto da sistemare, cosa che Clayton non perdeva occasione di ricordarmi. Quell'allenamento, però, non cominciò bene. Aprendo il portafogli mi accorsi di avere soltanto venti euro. Avevo dimenticato di aver dato i soldi a Joe la sera prima. Avevo dimenticato di passare a prelevare. Non avevo i cinquanta dollari di bonus che spettavano a Clayton per ogni allenamento. Gli consegnai quanto avevo e lo supplicai di perdonarmi, gli avrei dato il resto la volta successiva. Clayton non si scompose più di tanto. Accettò i soldi e le scuse. Ma avrei dovuto raccontare tutto al mio padrone e sapevo che non ne sarebbe stato contento.

sabato 29 maggio 2010

L'ENCICLOPIEDICO - Cast - "Cadi dalle scale, amore mio!!!"

avrò avuto dieci anni.
mio fratello
di dodici anni più grande di me
torna a casa con un piede ingessato fino al ginocchio.

è difficile immaginarselo magro, mio fratello,
e invece nei suoi anni pre-matrimoniali
aveva un fisico atletico e sodo
che ora ricordo soltanto attraverso le sue foto al campeggio con gli amici.
i suoi piedi però me li ricordo
anche senza l'aiuto delle foto!
credo che abbiano rappresentato per me
una sorta di imprinting,
lo stesso che aiuta le papere a riconoscere la madre!
quei piedi grandi, regolari e maschili,
con unghie ben disegnate
e una leggera peluria sul dorso e sulle dita,
se non hanno acceso in me la passione che ancora oggi mi accompagna,
di certo hanno indirizzato i miei gusti estetici in una direzione precisa!

per almeno un mese
mio fratello ciondolò per casa,
con le grucce prima,
col ferro da maglia poi,
per sconfiggere i pruriti della guarigione che esplodevano, perversi, in punti inaccessibili.
insieme ai pruriti
esplodeva pure la noia,
e cos'è il fratello minore
se non l'ultima spiaggia per ammazzare un po' il tempo?
il gesso lasciava scoperte le dita.
- metti il naso qua! -
indicandomi lo spazio fra la pianta del piede e il gesso.
la mia passione era acerba,
stava appena prendendo forma,
era ancora nella fase della contemplazione,
il pensiero di un contatto del genere,
a cui pure mi sentivo portato,
mi disturbava ancora.
- ti do 50.000 lire se ci stai almeno un minuto! -
cinquantamilalire!
erano un sacco di soldi.
mi ci sarei potuto comprare decine di pacchetti di figurine.
magari era la volta buona per trovare quel maledetto ornitorinco!
lui stava in poltrona,
con il piede appoggiato sulla sedia.
avrei soltanto dovuto chinarmi un po'.
- dai, un minuto passa presto! -
il pensiero di quel piede rimasto lì dentro per un mese,
lontano dall'acqua,
era davvero un salto troppo grande da tentare.
le idee erano già chiare.
l'attrazione era innegabile.
ma ancora più forte era il bisogno di gradualità.

di tempo ne è passato.
ho avuto, da allora, tutta la gradualità che mi è servita
per comprendere e sperimentare l'attrazione per i piedi.
eppure,
ancora oggi,
non accetterei quelle 50.000 lire.

mai avrei immaginato allora,
e mai avrei immaginato fino a poco tempo fa
che invece più di qualcuno
nella mia stessa situazione
non ci avrebbe pensato troppo su
e avrebbe pure messo mano al portafogli
pur di sfiorare col viso
un piede intrappolato nel gesso!

da piccolo pensavo di essere l'unico al mondo
a provare interesse per una parte del corpo che nessuno sembrava guardare.
ora
con un senso di conforto e di fastidio insieme
so che il piede MASCHILE muove le fantasie di tantissimi ragazzi.
non solo.
apprendo, con stupore, che il feet-fetish si ramifica in decine di declinazioni
alcune stimolanti,
alcune bizzarre,
alcune impensabili.
c'è tanta di quella roba da riempirne un'enciclopedia.
per questo
forte in me è nata l'esigenza
di dar vita a nuova rubrica,
di piglio strettamente scientifico,
attraverso cui percorrere i diversi sentieri
che si partono dalla strada maestra.

il primo numero de
è dedicato ai cast-addicted
agli amanti del gesso
a chi si eccita di fronte ad un paio di stampelle!
la comunità di appassionati è molto numerosa.
facebook brulica di profili dedicati.
ognuno mette le foto delle proprie disavventure
e giù con felicitazioni,
commenti tecnici sulla fattura del gesso,
auguri di lunga convalescenza.

c'è chi,
in mancanza di infortunio
indossa per diletto
cavigliere pesanti
da togliere all'occorrenza
c'è chi non rinuncia ad essere fashion
e cambia colore a seconda delle occasioni
passando dal grigio
che va su tutto
al celeste,
più casual
al viola
per una serata elegante
al rosso
per un incontro di fuoco

c'è chi non rinuncia alla marca
né a scenari sadomaso

chi riesce ad esprimere la propria sensibilità artistica
anche in situazioni difficili
e chi invece la butta sul bucolico

c'è chi
con orgoglio
presenta alla comunità
la sua prima gamba ingessata
c'è chi si complimenta con lui:
"wowwwwwwwwwww.....hermoso!! felicidades! Nice cast! Congratulations!"
c'è chi non si accontenta mai:
"Urca!!! Bellissimo piede. Se fosse stato ingessato tutto sarebbe stato ancora meglio."

non ho ben chiaro
cosa sia davvero eccitante per gli appassionati del cast!
di sicuro c'è il piacere estetico nel vedere qualcuno ingessato.
l'eccitazione nel vederlo camminare, un po' goffo, faticando sulle stampelle
o nell'immaginare di aiutarlo a salire o a scendere dalla macchina.
immagino però che ci sia dell'altro.
il friccicorìo che si prova contemplando
dovrà pur avere uno sfogo naturale.
qualcuno me ne dà un'idea
avanzando "previsioni" sul futuro:
"l'odeur doit être super quand tu vas l'enlever!!"
o azzardando pratiche più audaci:
"ummm je fairais bien couler un liquide chaud et crémeux le long de ta plante dans le plâtre"

c'è di buono che il gesso
è quasi sempre democratico!
salvo casi eccezionali
in cui ci si frantuma tutt'e due le gambe in una botta sola
(e che gambe, mi si lasci dire!)
il più delle volte
qualcosa di integro rimane
e se la materia prima è valida...
...si può sempre scegliere a cosa dedicarsi!

solo un appello mi sento di fare
a tutti coloro che condividono questa passione.
resistete!
accettate il sottile ricatto della casualità.
smettetela di fare lo sgambetto al vostro ragazzo mentre scende le scale!
smettete di assoldare gladiatori che gli spezzino le caviglie durante le partite di calcetto.
se siete fortunati
prima o poi
il vostro lui tornerà a casa con una bella frattura scomposta!!
l'importante
è mantenere il senso delle proporzioni.
può pure succedere che per san valentino il partner bussi alla porta
non con la solita scatola di cioccolatini
ma con un femore rotto appositamente per voi.
ma non chiedete troppo
nel nome dell'amore!

EYES ON FEET - Giorgio Ronchini UPDATES

liberatosi di Maicol e della sua influenza
Giorgio Ronchini
a pochi mesi dallo sfratto televisivo
riacquista interamente la sua eterosessualità
e rilascia interviste trasudanti amore
ad importanti rotocalchi patinati.

per la rubrica
prima ci ricorda il suo talento
nelle sempre apprezzate
arti marziali
e poi
si concede in affettuosi gesti
con la sua
bella
compagna.
 lei
ovviamente
lo tiene ben stretto,
placcato da una french-manicure affilata ad arte.
lui
con molta probabilità sotto l'effetto di una pozione magica
sciolta ogni mattino nel caffé,
si dice pronto alla convivenza.
io
riesco solo a notare
che la mano di lui è il doppio di quella di lei
e che
quei piedi affondati nel divano
in posa naturale incredibilmente virile
saranno destinati a chissà quanto tempo di inammissibile noncuranza.

lunedì 24 maggio 2010

EYES ON FEET - Chiappetta UPDATES


Valerio Pino (già Chiappetta)
è in periodo di grande spolvero.
tornato all'ovile da mamma Maria
dopo una parentesi iberica
che gli ha fruttato poco in termini di lavoro
ma moooolto
in termini di rimorchio
valerione si è fatto maschio
ha pompato
ha messo massa
si è imbarbito
con buona miglioria di forma
(ma nulla evoluzione di sostanza)

e
il piede che
mi sembrava notevole ma liscio
ora mi appare
sempre notevole
ma meno liscio!!
un commento ora ci starebbe tutto,
un commento di sapore romanesco
che però non è carino mettere nero su bianco.
unico motivo di rammarico
è constatare che la così folta abbondanza di vello
si distribuisca tanto sapientemente in tutto il corpo
e proprio sul piede
faccia difetto.

al supervirilizzato ballerino
farà senz'altro piacere sapere
di occupare ben saldo
il primo posto
sul podio del mese.
potrà con tutta calma
passare in casetta
a ritirare il premio.
consideri,
il vincitore,
che per ritirare il premio
ci vorranno
tutto compreso
un tre, anche quattro orette,
faccia in modo di ritagliarsi il tempo necessario;
accelerare la cerimonia di premiazione
è atto di pessimo gusto.

giovedì 20 maggio 2010

VINTAGE - Vincenzo Venuto

un tempo c'era solo lui,
fidato compagno di elettrizzanti sabati sera,
lui
didascalico e un po' rigido,
affettato e immarcescibile,
col suo inseparabile gilet multitasca color tortora,
lui
l'unico re della divulgazione scientifica di nuova generazione,
il volentieri statisticabile,
Alberto Angela,
figlio d'arte di cotanto padre dal bianco calzino.

ora però,
dalle infinitesimali percentuali di ascolto targate la7,
un contendente osa sfidare l'incontrastato sovrano.
sa bene costui
che per oscurare la luce del podio
serve spendersi il doppio,
il triplo, all'occorrenza.
sporcarsi le mani, bisogna,
non rifuggendo il contatto con l'insidioso serpente,
prestandosi di buon grado ad una cena a base di vermi in crosta di sale,
tuffandosi senza tema nelle alte acque dell'oceano in cerca di tartarughe e mostri marini.
tale intraprendenza,
tale maschia agilità,
legata ad un'inevitabile impennata delle occasioni di statistica,
hanno pian piano fatto breccia nel mio cuore
fino a scalzare
ahimé
dal gradino più alto
l'ormai troppo imborghesito paleontologo.

tutti gli onori dunque
al prestante,
al dotato,
Vincenzo Venuto
sconosciuto alle masse
ma
ovviamente
già catturato da donna di sicuro buon gusto,
classe 1965
e per questo degno esponente della rubrica

l'atletico Vincenzo
pur indossando l'anfibio di default durante le rirpese
regala spesso momenti barefeet,
sapientemente quanto inconsapevolmente trattenendo
il pubblico dei feet-lovers,
che credo inizi con me e con me finisca.
i ritmi sincopati del documentario di avventura
tuttavia
non consentono
una statistica serena
neanche all'occhio ben allenato.
la voglia di conoscenza
mi ha spinto allora a navigare
per forum e motori di ricerca
lasciando però nella mia bocca il sapore amaro della sconfitta.
ma quando tutto sembrava perduto
mi si para di fronte l'ultima frontiera
della condivisione dei cazzi propri.
ecco il suo profilo su facebook,
personale,
nessun accesso a chi non è suo amico.
non posso chiedere l'amicizia sbattendogli in faccia un paio di piedi incrociati color lilla
- mi sono detto -
ma poi l'occhio mi cade su un contatto in comune,
un contatto di nicchia,
un appassionato.
non sono solo
- mi sono detto, esultando e sbalordendo insieme -
vale la pena provare.

oggi sono amico
dell'audace divulgatore
e mi perdonerà se
indegnamente emulo le sue gesta
e dalla ricca raccolta di fotografie scattate durante i suoi viaggi
ne prendo in prestito un paio
da divulgare per il bene della feet-comunity!
il mio intuito non sbagliava!
forse la misura è contenuta
ma
la sostanza è tutta al suo posto
il piede è curato,
la forma è regolare,
con il mignolo leggeremente ripiegato in dentro,
caratteristica molto eccitante,
almeno per me.
la foto poi è chiaramente un tributo.
mi spiace caro Alberto,
ti è cascata la corona!

GOOGLING - il gioco del dito (mezzo) dritto



sabato 15 maggio 2010

EYES ON FEET - Marco Mengoni


Marco Mengoni
dotato e virile cantante figlio di x-factor,
che non riesce a spiegarsi come mai chiunque lo intervisti
gli faccia domande a proposito dell'omosessualità,
Marco Mengoni
si sa
ha un passato di sovrabbondanza lipidica
non c'è che dire,
la cura ha fatto miracoli!
ma
se è vero che i primi chili di troppo vanno giù facilmente
è pure vero che gli ultimi ritocchi
sono i più difficili.
gli ex clienti pitran
sia pure smagriti,
conservano una certa rotondità nelle mani
e nei piedi!
quasi come una testimonzianza di ciò che si è stati.
il nostro talento non fa eccezione:
 il piede è lungo
è regolare
ma da quel poco che si vede
non nasconde i segni di un accumulo adiposo ancora da smaltire.
ebbene questa foto risale a qualche tempo fa.
l'unica che girava prima che lo stridulo cantante si affermasse.
ora
dopo aver vinto x-factor
dopo aver combattuto col suo collega Scanu per il podio di sanremo
e dopo essere stato definito una BOMBA dalla sempiterna Mina
(che, senza tema di smentita, mi sento di poter dire sia una delle sue cantanti preferite!)
ora che esigenze di copertine
e di gossip sono più pressanti,
Marco Mengoni ce l'ha fatta!
ora
anche i piccoli ritocchi sembrano compiuti.
Marco Mengoni
ora
può essere salutato
come un artista
di tutto rispetto:
(o forse è tutto merito di un illuminato fotografo?)